I dati parlano chiaro: in Italia ci sono 5.161 start up innovative che sfidano il mercato con prodotti o servizi tecnologicamente avanzati, anche se poi solo un 6% di queste godono di una crescita sana.

Non è semplice in Italia fare partire una start up nel rispetto di tutti i crismi; quando si decide di investire le proprie energie e le proprie risorse per sviluppare una nuova impresa attorno ad un’idea innovativa occorre prepararsi ad una corsa ad ostacoli o ad una maratona, prima di poter godere dei risultati. Il vero problema è proprio la partenza della start up: le difficoltà dell’accesso al credito, ne ostacolano il lancio così come affligge lo sviluppo della micro imprese, in generale.

Visto che le banche non amano il rischio e non vogliono, di conseguenza scommettere su progetti imprenditoriali, ecco che esistono dei fondi europei messi a disposizione proprio per agevolare le start up. Agevolazione. Un termine che poco c’azzecca con le difficoltà che occorre superare per poter accedere al fondo, in primis, la burocrazia.

Non è una novità che molti imprenditori sognino la cosiddetta “sburocratizzazione” dell’Italia, al fine di semplificare il percorso verso una ripresa economica generale.

Ma tornando alle pratiche di avvio di una start up, come si possono conoscere e rispettare le direttive per fare richiesta di accesso a fondi Europei? Ecco come la figura del consulente giochi un ruolo importante, fondamentale. Ad esempio il programma Horizon 2020 prevede lo Strumento “PMI” : uno schema di finanziamento pensato per le aziende che sviluppano innovazione al fine di guadagnare competitività sui mercati nazionali e internazionali. Nel 2015 su 20.000 richieste ne sono passate solo il 4%. Ma spesso il monte valore della Phase 1 (€50K http://bit.ly/1zuPW02) viene assorbito totalmente dalla consulenza, obbligatoria per affrontare la partecipazione al “PMI”.

Per cui, chi ha un’idea imprenditoriale è obbligato a rivolgersi ad un professionista anche solo per tradurre il burocratese e incasellare in modo corretto tutte le informazioni. Se pensiamo a 20.000 richieste imputate con 20.000 consulenti sembrerebbe che i bandi siano costruiti ad arte a beneficio dei soli professionisti.

Auspichiamo un mondo dove in generale la partecipazione a questi programmi possa dipendere solo dalle nostre forze e lascerei ai consulenti l’ardua area di sviluppo del progetto volto allo sviluppo e alla conquista reale del mercato.